Giocare secondo le regole

Una cosa ho sempre trovato fastidiosa del fandom dei giochi di ruolo: ogni tanto spunta qualcuno che vuole insegnarti come si fa il master. Chi in una maniera, chi nell’altra, c’è sempre quello che dalla vita ha capito tutto e non può fare a meno di insegnarti come si vcampa, perché – evidentemente – finora hai sbagliato tutto e hai bisogno di un indirizzo. Che si tratti di guru motivazionisti di sedicenti accademie dei Game Master o semplicemente di imprenditori di settore che ti spiegano come adottare antiche tecniche teatrali giapponesi per impressionare gli altri giocatori al tavolo, la sostanza è sempre una: per gestire una sessione di gioco di ruolo con i propri amici, sembra che sia fondamentale – anzi, conditio sine qua non – dover applicare tutta una serie di tecniche che trasformano chi ha ricevuto l’ingrato compito di master in Dario Fo.

Essendo un partecipante delle Ruolimpiadi di vecchia data, mi sono spesso ritrovato a dover essere valutato, sia da master che da giocatore, per come riuscivo a interpretare sia i png che i pg, e a quanto pare la vulgata che per essere un bravo giocatore di ruolo si debba essere un bravo attore è alquanto diffusa. Ma siamo davvero sicuri che sia così? Siamo davvero certi che per potersi godere un pomeriggio in compagnia con i propri amici – che sia ad ammazzare orchi o a rivivere i drammi adolescenziali di mostri d’ogni risma – si debba conoscere a menadito il metodo Stanislavskij? Perché diciamocela tutta: già è difficile dover recepire le regole del master che ciascun manuale di gioco di ruolo in un modo o nell’altro ci fornisce, se poi bisogna pure calarsi nella parte e sedersi al tavolo come se fossimo alla prima della Turandot, meglio giocare a briscola.

Intendiamoci, non dico che chi adotta queste tecniche – per quanto io non ne sia entusiasta – sbaglia o non debba farlo. Ognuno gioca come meglio crede e finché si diverte – e soprattutto fnché chi ha al tavolo si diverte con lui – tutto è lecito. Ma credo che ai giocatori che vogliono fare il master e hanno paura di sbagliare, vada dato un solo consiglio: leggete la sezione del master del vostro gioco di ruolo di riferimento, imparatela, mettetela in pratica e sbagliate, finché non riuscirete a condurre le vostre giocate nella maniera più fluida possibile. Non c’è niente che vieta di prepararsi qualcosa di scritto e leggere da quegli appunti, anche pedissequamente. Anzi, la maggior parte dei giochi in commercio attualmente incoraggiano a scrivere le avventure in anticipo o ne forniscono di già pronte, e persino i giochi low prep in realtà richiedono quanto meno una traccia da seguire.

L’importante è essere consapevoli – e rendere tali i vostri giocatori – del tipo di gioco che si sta per allestire. Bisognerebbe preoccuparsi di scrivere una buona storia coerente e sapersi
adattare alle scelte dei giocatori che potrebbero far deviare da quanto è stato preparato, piuttosto che concentrarsi su elementi di colore e scenografa che per quanto d’impatto
potrebbero non garantire uno sviluppo sensato della storia. È solo così che si riesce a vivere serenamente quello che dev’essere un hobby e non un lavoro a tempo pieno.

Tutto il resto sono solo urla in mezzo al mercato, che ti metteranno anche in mostra, ma di certo rompono i coglioni agli altri.

Lo stato dell’arte

L’articolo pubblicato qualche giorno fa da Andrea Bonzi sul Resto del Carlino ha avuto molta eco nel mondo di appassionati di giochi di ruolo e addetti ai lavori. Qualcuno potrebbe dire
che forse ne ha avuta troppa e che probabilmente si è data troppa importanza a chi parla senza sapere di cosa stia parlando. Io invece non credo che si debba fare finta di niente e visto che il gioco di ruolo – nel contesto più ampio del gioco da tavolo – sta vivendo una sua seconda età dell’oro, è bene ribadire a viva forza che siamo di fronte ad un fenomeno di costume che non solo non ha niente di misticamente pericoloso, ma è anzi uno degli strumenti più efficaci e immediati do socializzazione e abbattimento delle barriere.

Un bello e accorato appello di Nicola De Gobbis nei giorni immediatamente successivi all’esplodere della polemica, ci ha ricordato non solo quali siano le innumerevoli qualità del gioco di ruolo, ma anche tutta la galassia di appassionati, associazioni, manifestazioni e appuntamenti che rendono il nostro hobby vivo e vitale. Visto che si tratta spesso di eventi aperti – e Modena Play rappresenta una grande occasione da questo punto do vista – chi scrive certi articoli potrebbe fare ciò che è compito di un giornalista, ovvero indagare sul campo, dalle fonti primarie, l’argomento di cui vuole trattare e spero che il signor Bonzi – e con lui la redazione del Resto del Carlino – venga a fare un giro in fiera e a provare anche solo uno tra i tanti titoli che saranno in demo. Così, se non altro, saprà farsi un’idea più documentata sull’argomento.

Venendo a noi, questo sesto numero di GDR Time, è un numero che segna forse un periodo nuovo per questa rivista. Per la prima volta usciamo in un’edizione cartacea – grazie alla collaborazione con Terra dei Giochi – e insieme a questo numero troverete anche tutte le uscite precedenti, racchiuse in un unico grande almanacco. Oltre agli articoli e agli approfondimenti già pubblicati, e a tutti i giochi, scenari e moduli avventura che vi abbiamo allegato nei numeri precedenti, troverete del materiale aggiuntivo di Dunqora per Fate scritto  in esclusiva per noi da Alberto Tronchi e illustrato da Daniel Comerci. Vista la concomitanza con Modena Play, non potevano mancare i consueti consigli per gli acquisti a cura di MorgenGabe, le recensioni in anteprima su Sagas of The Icelanders e Vampiri 5a edizione e uno speciale dedicato all’Old School Renaissance.

Un’ultima considerazione la voglio dedicare alla community Facebook “Io gioco di ruolo”, che ha raggiungo i 6000 iscritti e che sempre di più è diventata il punto di riferimento per i
giocatori di ruolo italiani.

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GDR Time compie un anno

Ci siamo. Siamo giunti al primo giro di boa di questa avventura che tra alti e bassi ha regalato a chi scrive e ai membri della redazione diverse soddisfazioni. GDR Time compie un anno, e con cinque uscite all’attivo (questa è la sesta) ha provato a rappresentare un punto di riferimento per il panorama ludico italiano. In un anno abbiamo provare a stabilire un modo nuovo di parlare di giochi di ruolo, facendo
uscire l’hobby dal suo recinto ristretto e di nicchia e mettendolo in relazione con altri media che fanno cultura.

È vero: il gioco di ruolo fa cultura, che si voglia o meno. Non è solo intrattenimento escapista, ma anche uno strumento per insegnare e far conoscere, attraverso l’immedesimazione e la riproposizione di fatti e storie che fanno da sfondo ad avventure, campagne, scenari – che siano essi per giochi di ruolo da tavolo o dal vivo. Abbiamo imparato a conoscere le varie sfaccettature di questo hobby, che non è
solo – o proprio per niente – nerd seduti attorno ad un tavolo, ma è anche fatto di live, di play by chat, librigame. Il rinascimento vissuto dal gioco di ruolo negli ultimi dieci anni forse non è solo un fenomeno di costume passeggero, ma è un’occasione per prendere ulteriormente coscienza delle potenzialità di questo mezzo e farlo diventare un’altra forma d’arte dalle molteplici potenzialità.

Nella scorsa fiera di Lucca c’è stato un’inizio di discussione sul gioco di ruolo, con la tavola rotonda degli autori e i vari panel dedicati allo “stato dell’arte”. Mi auguro che si prosegua su questa strada e che si riesca ad andare molto lontano e a creare un vero e proprio fenomeno culturale che non punti solo a vendere manuali e supplementi a fanatici e nostalgici, ma aiuti a riscoprire modi nuovi per socializzare, fare gruppo, sensibilizzare su determinate tematiche.

Speriamo di essere ancora qui fra un altro anno a fare il punto della situazione e potervi dire che siamo cresciuti ancora, non solo come GDR Time, ma come hobby in generale. Continua a leggere “GDR Time compie un anno”

Lucca Comics & Games 2018

È stato un mese difficile per gli appassionati di gioco di ruolo in Italia. La decisione della giuria del Gioco di Ruolo dell’Anno di premiare Lovecraftesque come vincitore per il 2018 ha polarizzato quelle che non si possono che definire fazioni e che in alcuni casi hanno dato il peggio di sé, esibendosi in uno spettacolo che francamente non avrei mai immaginato potesse arrivare a tali livelli.

Fortunatamente, le polemiche sono scemate nel giro di qualche giorno, anche se restano gli interrogativi sullo stato dell’arte del gioco di ruolo in Italia e in particolare ci si interroga sulle forme, senza dubbio da migliorare, che il premio di Lucca, – attualmente unico ad elevare un titolo pubblicato in Italia nel corso dell’anno – dovrebbe assumere.

E sarà proprio Lucca lo scenario ideale per questa riflessione, perché saranno tanti gli eventi dedicati a questa nostra passione, alcuni anche in contrapposizione rispetto al Gioco dell’Anno – in maniera leggermente polemica, ma comunque propositiva, come il premio di Carbonerie Ludiche di cui parliamo in questo numero – altri volti ad aprire nuove opportunità e punti di vista sui giochi e i giocatori, come ad esempio Orgia Ludica.

In questo numero non mancherà una disamina del vincitore del Gioco di Ruolo dell’Anno, Lovecraftesque, ma anche consigli e suggerimenti sui titoli in uscita a Lucca Comics & Games.

Ovviamente, non può mancare il gioco gratis, che sarà in tema con la fiera. Si tratta di Paura e Delirio al Lucca Comics & Games, un playset per Fiasco che tirerà il peggio da ciascuno di voi. Continua a leggere “Lucca Comics & Games 2018”

Considerazioni sul gioco di ruolo dell’anno

Sul premio del Gioco di Ruolo dell’Anno negli ultimi giorni è stato detto di tutto e di più. Purtroppo. Dico “purtroppo” perché sono state dette cose da rabbrividire e usati toni accesissimi che trovo stucchevolmente esagerati, se misurati all’argomento di discussione. Nell’ordine, si è scelto di attaccare aspramente: il gioco, perché non se lo incula nessuno; il premio, perché è una farsa; i singoli giurati, perché sono palesemente corrotti. Tutto ciò è semplicemente vergognoso.

Voglio andare per gradi e smontare pezzo per pezzo le critiche mosse contro tutta la situazione. Innanzitutto, parliamo del gioco. Lovecraftesque è un titolo validissimo, che non solo risulta in un bel gioco, con un regolamento chiaro e semplice e con la capacità di farti vivere le avventure che promette, ma è anche – contrariamente a quanto è stato detto, spesso e volentieri da chi ha ammesso di non conoscerlo neanche – un gioco in grado di essere apprezzabile da chi non ha mai giocato di ruolo o è alle prime armi. In queste pagine avrete modo di leggere una recensione del gioco e farvi voi stessi un’idea del tipo di prodotto che vi troverete davanti una volta acquistato. Su di esso sono state dette tante cose assurde, tra cui il fatto che non sia un gioco di ruolo – all’occorrenza perché non c’è il master/non si tirano dadi/è di narrazione – e che rappresenta la nicchia della nicchia della nicchia, giusto per citare GDR Italia che ha massacrato la vittoria di Lovecraftesque in un approfondimento poi rimosso dopo le numerose critiche ricevute. Fortunatamente ne è stata trovata una copia cache e chi se lo fosse perso, può recuperarlo qui.

Quanto al premio, ci si è veramente inventato di tutto, perfino i criteri di selezione e valutazione, modificati alla bisogna dei commentatori solo per dimostrare che in realtà è stato scelto un gioco che non risponde a quei criteri, ma all’esclusivo gusto dei giudici. A tal proposito è anche stata messa in giro la bufala – perché di questo si tratta, a dimostrazione che non c’è argomento che ne sia immune – che i giurati abbiano cambiato appositamente il regolamento in corso d’opera, quando non è affatto vero. Le modifiche, che pure ci sono state, risalgono al gennaio scorso, ben prima che venisse scelto il vincitore e decisamente ben prima che venissero presentati i giochi al concorso. Nello specifico, sono state modificate solo le finestre temporali per presentare i giochi in concorso e nient’altro: il regolamento è quindi lo stesso con cui, un anno fa, ha vinto 7th Sea. Gli editori hanno pertanto presentato i loro giochi liberamente, consapevoli delle regole a cui sottostavano. In genere, si presuppone che iscrivendo un titolo ad un concorso del genere, se ne accetta il regolamento e se il titolo non dovesse risultare vincente, non ce la si può prendere con il premio perché le regole sono sbagliate. Le regole sono esattamente come sono state scritte e ciò è facilmente verificabile andando sul sito del Gioco dell’Anno e scaricando il regolamento.

Senza nulla togliere alla validità e ai meriti del prodotto Dungeons&Dragons, questo non ha vinto perché da regolamento non aveva i requisiti per farlo, quindi di cosa stiamo parlando? Se vogliamo muovere una critica alla giuria, dovremmo chiederegli perché lo hanno ammesso in finale, pur non avendone i requisiti, ma questo è tutt’altro discorso. E anche se è stato ammesso in finale, non sta scritto da nessuna parte che debba vincere perché è il re dei giochi. In quel caso sì che i giudici si sarebbero fatti beffe del regolamento per premiare un gioco secondo criteri del tutto diversi da quelli per cui i giochi sono stati presentati al concorso.

Infine vorrei spendere due parole sulla giuria, per manifestare la mia solidarietà a tutti i giurati ed in particolare ad uno di loro, che per il solo fatto di aver pubblicato sul suo profilo privato un meme ironico sulla vittoria di Lovecraftesque è stato ingiustamente massacrato da i soliti quattro troll che imperversano in rete sui gruppi specializzati. Avrà commesso un’ingenuità? Forse. Lesa maestà? No. Non protraiamo oltre questo ridicolo tentativo di delegittimare una giuria che ogni anno prova decine di titoli tra cui deve operare una scelta che in molti casi non è né così scontata né così semplice.

Il premio è perfetto? No, non lo è. Lo sostengo da tempo e probabilmente dovrebbe tenere conto di tutti i titoli che vengono proposti ogni anno. Tra le due manifestazioni principali d’Italia in tema di cultura nerd – passatemi il termine – ovvero Lucca Comics & Games e Modena Play, vengono pubblicati quasi un centinaio di titoli nuovi all’anno, fra supplementi, ambientazioni e manuali completi. Ovviamente non possono passare ignorati e sarebbe utile – anche per il gioco di ruolo in sé – che venissero premiate le eccellenze là dove ci sono, a prescindere dal tipo di prodotto preso in esame. Il premio è entrato nella sua adolescenza, per parafrasare il presidente della giuria Paolo Cupola, e sicuramente avrà della strada da fare per arrivare alla sua maturità. Aggredire giurati e manifestazione sol perché per un anno le cose non sono andate come sperato, direi che non rende giustizia al mondo del gioco di ruolo in generale, che merita un’attenzione diversa e soprattutto un dialogo più maturo da parte di tutti i soggetti chiamati in causa. Sarebbe opportuno e auspicabile che autori, editori e addetti ai lavori in generale si mettessero intorno ad un tavolo per analizzare il prodotto gioco di ruolo e stabilissero un percorso di crescita che non può far altro che giovare a tutti. Sarebbe opportuno, che si cominciasse a creare un movimento culturale intorno al gioco di ruolo – si prenda ad esempio il manifesto di Mammut RPG – che prendesse coscienza del prodotto, dei suoi contenuti e delle sue potenzialità.

Sarebbe infine opportuno che si isolassero e mettessero in un angolo tutti gli urlatori che godono nel seminare zizzania e che assolutamente non dovrebbero trovare spazio in un ambiente che ne risulterebbe solo avvelenato dalla loro partecipazione.

GDR Time viene in vacanza con voi

Il periodo estivo è sempre difficile per tutti: la voglia di lavorare viene meno, il caldo è talmente asfissiante che non ci consente di ragionare lucidamente, ma nonostante questo, noi di GDR Time siamo ancora qui con un nuovo numero. Sarà un numero un po’ più povero degli altri, ma non per questo meno sentito.

I nostri MorgenGabe ci raccontano la loro esperienza ad Indiecon, convention di giochi di ruolo che è diventata ormai un punto di incontro fisso per i giocatori di ruolo indie di tutta Italia e che si svolge a maggio a Rimini ogni anno.

Ma sempre parlando di manifestazioni, ci sarà un resoconto anche da un’altra manifestazione, IDEAG, curato dal nostro Gilbert Gallo.

Un’interessante intervista doppia a Emanuele Vietina e Iljia Rotelli ci catapulta nel mondo delle Ruolimpiadi e fa da preludio all’argomento clou del prossimo numero che sarà dedicato alla manifestazione ludica più importante d’Italia, il Lucca Comics&Games.

Infine, il gioco free di questo mese sta tutto in una pagina e si chiama ImaginationLand, scritto da Clemente Musa. È un gioco nel gioco, in cui vi ritroverete a vestire i panni di un giocatore di ruolo che gioca il suo personaggio, in una sorta di inception ludico che vi regalerà qualche soddisfazione.

Quindi, il dado è tratto anche per questo mese. Non vi resta che godervi queste pagine, magari sotto l’ombrellone. Tutta la redazione vi augura una buona estate.

Il gioco di ruolo varca i suoi stessi confini

Ci stupiamo sempre quando sentiamo che l’attenzione sul gioco di ruolo varca i confini degli appassionati. Eppure dovremmo iniziare a farci l’abitudine, perché il nostro hobby ormai sta diventando un fenomeno di costume, che anche se praticato ancora da una nicchia, è visto con interesse da più parti.

Qualche giorno fa Beth Singler, una ricercatrice del Faraday Institute for Science and Religion, ha pubblicato un articolo in cui definisce i giochi di ruolo il vero metro per testare quanto un’intelligenza artificiale possa realmente dirsi “intelligente”. Nella tesi dell’antropologa – che ad onor di cronaca ha indicato in D&D il gioco di ruolo adatto allo scopo – la capacità di rispondere a stimoli che richiedono l’utilizzo della fantasia e di uno sviluppato senso critico è ciò che può aiutare a sviluppare intelligenze artificiali sempre più “umane”, contrariamente a quanto può fare una partita a scacchi, incanalata nelle sue sequenze rigide che non fanno altro che fornire al computer un algoritmo in più.

Un’altra notizia interessante per il nostro hobby è l’intitolazione di una via a Giovanni Ingellis nel comune di Acquaviva delle Fonti (Bari), paese originario del pioniere dei giochi di ruolo in Italia. Ingellis fu il primo a tradurre – nel 1985 – la terza edizione di Dungeons & Dragons per la Editrice Giochi (la famosa “scatola rossa”) con un lavoro di traduzione che fu molto apprezzato dagli editori americani. Fondatore di Stratelibri, Ingellis è e rimarrà uno dei capisaldi del gioco di ruolo in Italia e fa piacere sapere che i suoi meriti siano riconosciuti anche a livello istituzionale.

Veniamo quindi a questo secondo numero di GDR Time. Un’uscita densa di materiale e spunti, con ben due giochi gratis e uno speciale sul Mistero tutto da… scoprire. Inoltre, i nostri MorgenGabe ci parlano della loro esperienza a Modena Play, mentre Moreno Pedrinzani ha intervistato per noi Vanni Santoni, acclamato autore di romanzi di successo tra cui l’ormai noto La Stanza Profonda.

Non mi resta che agurarvi una buona lettura.

Viaggi e scoperte: creare mondi e dargli vita

Eccoci qua al primo numero di questo nostro magazine, che con il numero zero ha riscosso un discreto successo e suscitato l’interesse di molti appassionati e non. Superato lo scoglio della ricezione del pubblico, siamo ben felici di poter continuare in questa avventura, e lo facciamo con un numero uno denso di approfondimenti, notizie e interviste.

Ciò che sarà consuetudine per i numeri a venire è la proposta di un tema portante, uno speciale che occuperà le pagine centrali e rappresenta una sorta di “numero nel numero”. Per questa uscita – e per fare il pari con quella precedente – abbiamo scelto di affrontare il tema del viaggio e di come questo svolga un ruolo importante nello svolgersi delle nostre giocate. Lo facciamo con due approfondimenti che analizzano il ruolo del viaggio e come integrare questo particolare momento di una sessione – soprattutto nei giochi fantasy – nel migliore dei modi.

Ma non solo: il viaggio inteso anche come concetto figurato o rappresentativo. Da cui l’intervista a Francesco Mattioli, autore delle mappe di Lupo Solitario, uno dei giochi di ruolo più famosi e che ha nel viaggio uno dei suoi pilastri fondanti.

GDR Time di Marzo non è solo questo, ovviamente. Nelle prime pagine di questo numero troverete un ricordo di Ursula K. Leguin, scomparsa di recente, le consuete recensioni, dedicate a Blades in the Dark e Star Wars – Il risveglio della Forza, e lo spunto per un’avventura per Dungeon World scritta da Giacomo Bellucci. Infine, l’associazione di gioco di ruolo dal vivo Terre Spezzate si racconta nelle pagine conclusive.

Un’ultima considerazione la vorrei dedicare al gruppo facebook Io gioco di ruolo, dalla cui esperienza è nato questo magazine: abbiamo ormai raggiunto la rispettabile cifra di 5000 membri, rendendo la comunità una delle più grandi e partecipate dedicate al gioco di ruolo. Siamo ovviamente orgogliosi di questo risultato e di ciò che significa per questo hobby, che è tutt’altro che morto e macina sempre più interessati.

Il #numerozero

È un’emozione non da poco ritrovarsi a scrivere il primo editoriale del primo numero di un magazine, specialmente quando questo tratta di una delle tue più grandi e importanti passioni. GDR Time è questo: un prodotto fatto da appassionati per appassionati, ma non solo.

Il nostro intento è infatti quello di far conoscere il mondo del gioco di ruolo all’esterno, a chi quel mondo lo vede un po’ con sospetto, o con occhi di scherno. Negli ultimi mesi si è fatto sempre più forte il bisogno di comunicare cosa sono i giochi di ruolo e chi sono i giocatori di ruolo, specie dal momento che personalità che non conoscono il “settore” hanno riportato in auge la vulgata – sempre infondata – che i giochi di ruolo siano dannosi o irrispettosi verso gli argomenti di cui trattano.

Il riferimento – va da sé – è all’articolo apparso qualche settimana fa sulla Stampa, in cui si commentava il live di Terre Spezzate dedicato agli Anni di Piombo. È stato subito un fioccare di polemiche, tra chi parlava di lesa maestà – “non si gioca con i morti” – e chi ancora una volta demonizzava il gioco di ruolo. Lo scopo principale di questa è pertanto quello di parlare dei giochi di ruolo con occhio critico, sicuramente, ma con la consapevolezza di chi pratica questo hobby da anni e costantemente.

In questo numero troverete tanti spunti di riflessione interessanti, da un’analisi sulla presenza femminile all’interno del gioco di ruolo allo speciale sul tempo e il suo realizzarsi nei giochi di ruolo, ma ci saranno anche recensioni, consigli, interviste e informazione a tutto tondo sul mondo di carta, dadi e penna e ciò che gli ruota intorno.

Speriamo di suscitare sufficiente interesse da aprire le porte a chi è sinceramente interessato all’hobby e soprattutto per far crescere tra i suoi appassionati la consapevolezza di che potente strumento di crescita e intrattenimento hanno fra le mani.