Max Headroom

Cyberpunk 2020 non è stato solo un gioco seminale per l’evoluzione dei GdR dei primi anni ’90, è stato il momento in cui il gioco di ruolo ha voluto dare un taglio netto con il passato, per abbracciare tematiche e esperienze che il decennio precedente avevano portato prepotentemente in scena nella società. Le intuizioni del suo creatore, “Maximum Mike”, non solo sono state in parte profetiche, ma hanno creato un immaginario ancora vivo nelle menti di migliaia di giocatori. Tra multinazionali assetate di potere e rocker amati dalla folla, nell’ecosistema di personaggi
presenti nel manuale c’erano loro, i Netrunner, gli unici a poter entrare in quel mondo virtuale che è la rete per andare a caccia di informazioni nei server delle Corporation. Tra i vari “nemici” pronti a saltare addosso al povero personaggio giocante, in forma di programmi più o meno pericolosi, il master aveva però il suo asso nella manica nelle IA, ovvero le intelligenze artificiali, il vero “boss di fine” livello che si voleva presentare al gruppo di gioco quando si voleva giocare duro. Continua a leggere “Max Headroom”

Il genio visionario di Asimov e Dick

“Mentre cammini sulla sabbia del deserto, improvvisamente guardi in basso e vedi una tartaruga che arranca verso di te. La raggiungi e la giri sulla schiena. La tartaruga giace lì, con la pancia che cuoce sotto il sole bollente, dimenando le sue zampe, provando a girarsi dall’altro lato, ma non ci riesce senza il tuo aiuto. Non la stai aiutando.
Perché?”

Questa è una delle domande che compongono il famoso test Voight-Kampff, che chiunque abbia visto Blade Runner o letto il romanzo da cui è tratto – Ma gli androidi sognano pecore elettriche (Fanucci, 2017) – sa essere una serie di domande che i cacciatori di replicanti pongono ai sospetti per capire se siano umani oppure no, in base alle loro
risposte e reazioni somatiche. Il genio visionario di Philip K. Dick aveva a cuore il tema dell’umanesimo inteso come insieme di caratteristiche, emozioni e sentimenti che identificano un essere umano in quanto tale, e il romanzo citato in apertura è il caso più famoso, anche se non il più eclatante. Continua a leggere “Il genio visionario di Asimov e Dick”

Voce a noi alien*

Alieno, estraneo, altro. Diverso. Dal latino “divertere”, deviare, questo termine indica qualcosa che devia dalla norma, cioè da quello che è percepito come regolare. Ma cosa può legittimamente considerarsi “normale”, lo standard con cui confrontare tutto il resto? A deciderlo è la maggioranza. Continua a leggere “Voce a noi alien*”

A space journey

Quest’anno il Play di Modena, il più grande festival italiano dei giochi da tavolo e di ruolo, ha dedicato la sua undicesima edizione alla “Corsa allo Spazio” per celebrare il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna. Il tema spaziale ha così meravigliosamente invaso la fiera anche grazie ad una collaborazione davvero speciale con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). L’ente di ricerca ha infatti proposto tanti eventi, giochi e conferenze all’insegna della divulgazione, valorizzando il rapporto tra gioco e scienza. Tra le tante iniziative targate INAF una in particolare ha attirato la mia attenzione: il gioco di ruolo di esplorazione spaziale “A Space Journey” di Elena Barosso e Francesco Maio, così ho deciso di intervistarli per scoprirne di più! Continua a leggere “A space journey”

Empire of the petal throne

Se parliamo degli anni dei pionieri, quando tutto ebbe inizio, non possiamo non trattare di Tékumel, il mondo creato dal linguista e professore universitario Muhammad Abdal-Rahman Barker, ambientazione del secondo gioco di ruolo della storia: Empire of the Petal Trone, auto-pubblicato nell’agosto del 1974 ed edito da TSR l’anno seguente. Continua a leggere “Empire of the petal throne”

Old School Renaissance

Può succedere di non rendersi conto che uno stile di gioco esiste fino a quando qualcuno non ne definisce i canoni. Può accadere con venticinque anni di ritardo e per una serie di cause fortuite. Può avvenire proprio nel periodo in cui in cui movimenti indie e i game designer stanno guardando esattamente dall’altra parte. Ma si sa il gioco di ruolo è una grande partita a dadi e tutto può succedere.

Nei primi anni 2000 esce la terza edizione di Dungeons & Dragons. La Wizards of the Coast, forte dell’enorme quantità di denaro portata dal fenomeno Magic, acquista a fine anni ’90
le proprietà intellettuali della TSR, storica casa editrice del gioco di ruolo più famoso al mondo, e mette subito in cantiere una nuova edizione del gioco, ribattezzata “terza edizione” che uscirà agli inizi del nuovo millennio. Non solo questa nuova edizione è la più grande revisione mai fatta alle regole di D&D ma si porta a presso una rivoluzione destinata a cambiare e rilanciare il mercato del gioco di ruolo, la così detta Open Gaming License.

Original Dungeons & Dragons

Questo breve articolo prenderà in esame alcuni caratteri del gioco di ruolo delle origini, sia chiaro che non si intende imporre una verità, ma solo offrire uno spunto di ragionamento L’eventuale tono perentorio è dovuto alla costruzione di una tesi che abbisogna necessariamente di punti chiave forti per potersi formulare.

C’è un grande fraintendimento che sta alla base di tutto il discorso volto a definire e a catalogare i giochi, forse dovuto alla lontananza temporale, che distorce le finalità e i comportamenti spontanei, non scritti, che ci si aspettava tenessero i fruitori di determinati prodotti in determinate epoche. Mi riferisco alla prima edizione di Dungeons & Dragons, il primo gioco di ruolo, scritto da G. Gygax e D. Arneson ed edito nel 1974 da TSR.  Continua a leggere “Original Dungeons & Dragons”

Bakemono, Yokai & Co.

Dal Giappone antico ci sono arrivati molti racconti di tematica sovrannaturale. Queste storie circolavano tra il popolo, ma è grazie all’interesse dell’aristocrazia che sono state messe in forma scritta. Il multiforme universo dei mostri e degli spiriti giapponesi solleticò l’interesse di scrittori e studiosi, a Lafcadio Hearn, il primo grande studioso del folklore giapponese, pareva di essere in “un paese saturo della più strana magia”, una via di fuga dalla rigida società vittoriana, un interesse per l’esotico e l’inconsueto.

La peculiarità del mondo sovrannaturale giapponese è da ricercare nell’animismo dello shinto, oggetti e luoghi possiedono una materializzazione spirituale della propria essenza, che può palesarsi agli uomini. Il simbolo e la morale, specie di ascendenza buddhista, si fondono con lo spontaneo e umano gusto per l’orrido e il terrificante. Questo breve articolo vuole solo elencarne alcuni, rimandiamo alla bibliografi a per chiunque volesse approfondire questa vasta tematica. Continua a leggere “Bakemono, Yokai & Co.”

Non andare in inverno nel bosco

Questa storia inizia nella “lontana” estate del 2010. Ero andato a trovare a Roma il mio amico Francesco: quell’estate la passai tra i Fori Imperiali, l’Ara Pacis, la Villa Adriana di Tivoli… e Non cedere al sonno. Già perché, tutte le sere, una volta rientrati dal lungo vagare per la capitale e le zone limitrofe, si andava a casa di Francesco, dove si parlava di cartoni, libri, serie TV, giochi, e dove si giocava anche di ruolo; in particolare, a Non cedere al sonno (Fred Hicks, 2006; edizione italiana: Janus Design, 2009).

Tra un discorso e l’altro, si parlava di giochi di ruolo che, secondo noi, valeva la pena di giocare: di Sine Requie, di Everway e, a un certo punto, Francesco mi parlò anche di questo Don’t Walk in Winter Wood – il titolo originale di Non andare nel Bosco d’Inverno – dicendo che, secondo lui, mi sarebbe piaciuto. Continua a leggere “Non andare in inverno nel bosco”

Il destino di un mondo condiviso

In un gruppo di gioco stereotipato tutto si svolge secondo una precisa ritualità. Esiste un giorno prestabilito in cui giocare, esiste un’ora precisa in cui farlo, esiste un luogo designato da sempre  dove trovarsi, esiste chi fa il master ormai da decenni, chi porta il cibo spazzatura, chi arriva sempre in ritardo.