Fuori dalla stanza profonda

Sono un giocatore di ruolo che, come molti altri, ha iniziato a leggere le opere di Vanni Santoni dall’uscita della Stanza profonda. Credo che nel panorama delle interviste che sono state fatte all’autore ne manchi una pensata per gli interessi di un pubblico esclusivo di giocatori di ruolo. Abbiamo lasciato le opere come sfondo per parlare di cosa significa per lui il concetto di gioco di ruolo e come ha influenzato il suo modo pensare e di scrivere.

Si è parlato molto de La stanza profonda, anche con toni accesi, nelle varie community online. L’opera, almeno all’interno di questa subcultura, ti ha consacrato come lettore attento del fenomeno e artefice di un romanzo generazionale da una parte, e come fautore di una sorta di appropriazione culturale illegittima dall’altra. Cosa ne pensi? Come risponderesti alle critiche di chi ritiene il tuo affresco denigratorio o di chi ti accusa di non conoscere abbastanza bene questo mondo?” 

Credo che parlino i fatti: La stanza profonda, in questo primo anno di vita, è stato protagonista di una cavalcata incredibile. Al di là del successo di pubblico, ci sono state più di centosessanta recensioni entusiastiche, dai grandi media nazionali a quelli specificamente letterari fino a quelli del settore ludico e ruolistico; c’è stata la dozzina del PRemio Strega, obiettivo sempre difficile per un romanzo, e considerato quasi impossibile con un libro percepibile come “di nicchia”…

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