In memoria di Ursula K. Leguin

Ricordo ancora con nitidezza la prima volta che incontrai sulla mia strada di lettore l’opera di Ursula Le Guin: un giovane imberbe imbattutosi, nella spasmodica ricerca di altre opere di genere fantasy scoperto da così poco, nella raccolta Legends a cura di Robert Silverberg in cui trovai la piccola perla intitolata Dragonfly. Leggendolo fui colpito per lo stile di scrittura lieve, una narrazione un po’ lenta ma molto evocativa e dei personaggi molto ben costruiti nei caratteri e pensieri. Trovai un qualcosa di diverso, allora decisi di chiamarlo “un tocco femminile”, che la differenziava dai racconti di tutti gli altri autori maschi che stavo leggendo. Oggi sarei meno tranchant nel giudicare, ma posso dire con certezza che la cifra stilistica che trovai così peculiare in quel racconto è riscontrabile in tutta la sua opera bibliografica.

Ursula Kroeber, californiana di Napa Valley, laureata in storia della letteratura francese e del rinascimento italiano, deve il suo cognome “Le Guin” al marito francese, incontrato dopo il suo trasferimento a Parigi, per dare seguito ai suoi studi.

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