Lucca Comics & Games 2018

È stato un mese difficile per gli appassionati di gioco di ruolo in Italia. La decisione della giuria del Gioco di Ruolo dell’Anno di premiare Lovecraftesque come vincitore per il 2018 ha polarizzato quelle che non si possono che definire fazioni e che in alcuni casi hanno dato il peggio di sé, esibendosi in uno spettacolo che francamente non avrei mai immaginato potesse arrivare a tali livelli.

Fortunatamente, le polemiche sono scemate nel giro di qualche giorno, anche se restano gli interrogativi sullo stato dell’arte del gioco di ruolo in Italia e in particolare ci si interroga sulle forme, senza dubbio da migliorare, che il premio di Lucca, – attualmente unico ad elevare un titolo pubblicato in Italia nel corso dell’anno – dovrebbe assumere.

E sarà proprio Lucca lo scenario ideale per questa riflessione, perché saranno tanti gli eventi dedicati a questa nostra passione, alcuni anche in contrapposizione rispetto al Gioco dell’Anno – in maniera leggermente polemica, ma comunque propositiva, come il premio di Carbonerie Ludiche di cui parliamo in questo numero – altri volti ad aprire nuove opportunità e punti di vista sui giochi e i giocatori, come ad esempio Orgia Ludica.

In questo numero non mancherà una disamina del vincitore del Gioco di Ruolo dell’Anno, Lovecraftesque, ma anche consigli e suggerimenti sui titoli in uscita a Lucca Comics & Games.

Ovviamente, non può mancare il gioco gratis, che sarà in tema con la fiera. Si tratta di Paura e Delirio al Lucca Comics & Games, un playset per Fiasco che tirerà il peggio da ciascuno di voi. Continua a leggere “Lucca Comics & Games 2018”

Considerazioni sul gioco di ruolo dell’anno

Sul premio del Gioco di Ruolo dell’Anno negli ultimi giorni è stato detto di tutto e di più. Purtroppo. Dico “purtroppo” perché sono state dette cose da rabbrividire e usati toni accesissimi che trovo stucchevolmente esagerati, se misurati all’argomento di discussione. Nell’ordine, si è scelto di attaccare aspramente: il gioco, perché non se lo incula nessuno; il premio, perché è una farsa; i singoli giurati, perché sono palesemente corrotti. Tutto ciò è semplicemente vergognoso.

Voglio andare per gradi e smontare pezzo per pezzo le critiche mosse contro tutta la situazione. Innanzitutto, parliamo del gioco. Lovecraftesque è un titolo validissimo, che non solo risulta in un bel gioco, con un regolamento chiaro e semplice e con la capacità di farti vivere le avventure che promette, ma è anche – contrariamente a quanto è stato detto, spesso e volentieri da chi ha ammesso di non conoscerlo neanche – un gioco in grado di essere apprezzabile da chi non ha mai giocato di ruolo o è alle prime armi. In queste pagine avrete modo di leggere una recensione del gioco e farvi voi stessi un’idea del tipo di prodotto che vi troverete davanti una volta acquistato. Su di esso sono state dette tante cose assurde, tra cui il fatto che non sia un gioco di ruolo – all’occorrenza perché non c’è il master/non si tirano dadi/è di narrazione – e che rappresenta la nicchia della nicchia della nicchia, giusto per citare GDR Italia che ha massacrato la vittoria di Lovecraftesque in un approfondimento poi rimosso dopo le numerose critiche ricevute. Fortunatamente ne è stata trovata una copia cache e chi se lo fosse perso, può recuperarlo qui.

Quanto al premio, ci si è veramente inventato di tutto, perfino i criteri di selezione e valutazione, modificati alla bisogna dei commentatori solo per dimostrare che in realtà è stato scelto un gioco che non risponde a quei criteri, ma all’esclusivo gusto dei giudici. A tal proposito è anche stata messa in giro la bufala – perché di questo si tratta, a dimostrazione che non c’è argomento che ne sia immune – che i giurati abbiano cambiato appositamente il regolamento in corso d’opera, quando non è affatto vero. Le modifiche, che pure ci sono state, risalgono al gennaio scorso, ben prima che venisse scelto il vincitore e decisamente ben prima che venissero presentati i giochi al concorso. Nello specifico, sono state modificate solo le finestre temporali per presentare i giochi in concorso e nient’altro: il regolamento è quindi lo stesso con cui, un anno fa, ha vinto 7th Sea. Gli editori hanno pertanto presentato i loro giochi liberamente, consapevoli delle regole a cui sottostavano. In genere, si presuppone che iscrivendo un titolo ad un concorso del genere, se ne accetta il regolamento e se il titolo non dovesse risultare vincente, non ce la si può prendere con il premio perché le regole sono sbagliate. Le regole sono esattamente come sono state scritte e ciò è facilmente verificabile andando sul sito del Gioco dell’Anno e scaricando il regolamento.

Senza nulla togliere alla validità e ai meriti del prodotto Dungeons&Dragons, questo non ha vinto perché da regolamento non aveva i requisiti per farlo, quindi di cosa stiamo parlando? Se vogliamo muovere una critica alla giuria, dovremmo chiederegli perché lo hanno ammesso in finale, pur non avendone i requisiti, ma questo è tutt’altro discorso. E anche se è stato ammesso in finale, non sta scritto da nessuna parte che debba vincere perché è il re dei giochi. In quel caso sì che i giudici si sarebbero fatti beffe del regolamento per premiare un gioco secondo criteri del tutto diversi da quelli per cui i giochi sono stati presentati al concorso.

Infine vorrei spendere due parole sulla giuria, per manifestare la mia solidarietà a tutti i giurati ed in particolare ad uno di loro, che per il solo fatto di aver pubblicato sul suo profilo privato un meme ironico sulla vittoria di Lovecraftesque è stato ingiustamente massacrato da i soliti quattro troll che imperversano in rete sui gruppi specializzati. Avrà commesso un’ingenuità? Forse. Lesa maestà? No. Non protraiamo oltre questo ridicolo tentativo di delegittimare una giuria che ogni anno prova decine di titoli tra cui deve operare una scelta che in molti casi non è né così scontata né così semplice.

Il premio è perfetto? No, non lo è. Lo sostengo da tempo e probabilmente dovrebbe tenere conto di tutti i titoli che vengono proposti ogni anno. Tra le due manifestazioni principali d’Italia in tema di cultura nerd – passatemi il termine – ovvero Lucca Comics & Games e Modena Play, vengono pubblicati quasi un centinaio di titoli nuovi all’anno, fra supplementi, ambientazioni e manuali completi. Ovviamente non possono passare ignorati e sarebbe utile – anche per il gioco di ruolo in sé – che venissero premiate le eccellenze là dove ci sono, a prescindere dal tipo di prodotto preso in esame. Il premio è entrato nella sua adolescenza, per parafrasare il presidente della giuria Paolo Cupola, e sicuramente avrà della strada da fare per arrivare alla sua maturità. Aggredire giurati e manifestazione sol perché per un anno le cose non sono andate come sperato, direi che non rende giustizia al mondo del gioco di ruolo in generale, che merita un’attenzione diversa e soprattutto un dialogo più maturo da parte di tutti i soggetti chiamati in causa. Sarebbe opportuno e auspicabile che autori, editori e addetti ai lavori in generale si mettessero intorno ad un tavolo per analizzare il prodotto gioco di ruolo e stabilissero un percorso di crescita che non può far altro che giovare a tutti. Sarebbe opportuno, che si cominciasse a creare un movimento culturale intorno al gioco di ruolo – si prenda ad esempio il manifesto di Mammut RPG – che prendesse coscienza del prodotto, dei suoi contenuti e delle sue potenzialità.

Sarebbe infine opportuno che si isolassero e mettessero in un angolo tutti gli urlatori che godono nel seminare zizzania e che assolutamente non dovrebbero trovare spazio in un ambiente che ne risulterebbe solo avvelenato dalla loro partecipazione.

The Expanse

Il primo romanzo della lunga serie di The Expanse del duo di autori James S. A. Corey è stato pubblicato nel 2013 e da allora sono stati prodotti sei sequel (per un totale di 7 romanzi) e tre novelle. Una serie decisamente prolifica, di cui tre anni fa è stata prodotta una serie tv in – attualmente – tre stagioni che ha riscosso molto successo. Continua a leggere “The Expanse”

GDR Time viene in vacanza con voi

Il periodo estivo è sempre difficile per tutti: la voglia di lavorare viene meno, il caldo è talmente asfissiante che non ci consente di ragionare lucidamente, ma nonostante questo, noi di GDR Time siamo ancora qui con un nuovo numero. Sarà un numero un po’ più povero degli altri, ma non per questo meno sentito.

I nostri MorgenGabe ci raccontano la loro esperienza ad Indiecon, convention di giochi di ruolo che è diventata ormai un punto di incontro fisso per i giocatori di ruolo indie di tutta Italia e che si svolge a maggio a Rimini ogni anno.

Ma sempre parlando di manifestazioni, ci sarà un resoconto anche da un’altra manifestazione, IDEAG, curato dal nostro Gilbert Gallo.

Un’interessante intervista doppia a Emanuele Vietina e Iljia Rotelli ci catapulta nel mondo delle Ruolimpiadi e fa da preludio all’argomento clou del prossimo numero che sarà dedicato alla manifestazione ludica più importante d’Italia, il Lucca Comics&Games.

Infine, il gioco free di questo mese sta tutto in una pagina e si chiama ImaginationLand, scritto da Clemente Musa. È un gioco nel gioco, in cui vi ritroverete a vestire i panni di un giocatore di ruolo che gioca il suo personaggio, in una sorta di inception ludico che vi regalerà qualche soddisfazione.

Quindi, il dado è tratto anche per questo mese. Non vi resta che godervi queste pagine, magari sotto l’ombrellone. Tutta la redazione vi augura una buona estate.

Il gioco di ruolo varca i suoi stessi confini

Ci stupiamo sempre quando sentiamo che l’attenzione sul gioco di ruolo varca i confini degli appassionati. Eppure dovremmo iniziare a farci l’abitudine, perché il nostro hobby ormai sta diventando un fenomeno di costume, che anche se praticato ancora da una nicchia, è visto con interesse da più parti.

Qualche giorno fa Beth Singler, una ricercatrice del Faraday Institute for Science and Religion, ha pubblicato un articolo in cui definisce i giochi di ruolo il vero metro per testare quanto un’intelligenza artificiale possa realmente dirsi “intelligente”. Nella tesi dell’antropologa – che ad onor di cronaca ha indicato in D&D il gioco di ruolo adatto allo scopo – la capacità di rispondere a stimoli che richiedono l’utilizzo della fantasia e di uno sviluppato senso critico è ciò che può aiutare a sviluppare intelligenze artificiali sempre più “umane”, contrariamente a quanto può fare una partita a scacchi, incanalata nelle sue sequenze rigide che non fanno altro che fornire al computer un algoritmo in più.

Un’altra notizia interessante per il nostro hobby è l’intitolazione di una via a Giovanni Ingellis nel comune di Acquaviva delle Fonti (Bari), paese originario del pioniere dei giochi di ruolo in Italia. Ingellis fu il primo a tradurre – nel 1985 – la terza edizione di Dungeons & Dragons per la Editrice Giochi (la famosa “scatola rossa”) con un lavoro di traduzione che fu molto apprezzato dagli editori americani. Fondatore di Stratelibri, Ingellis è e rimarrà uno dei capisaldi del gioco di ruolo in Italia e fa piacere sapere che i suoi meriti siano riconosciuti anche a livello istituzionale.

Veniamo quindi a questo secondo numero di GDR Time. Un’uscita densa di materiale e spunti, con ben due giochi gratis e uno speciale sul Mistero tutto da… scoprire. Inoltre, i nostri MorgenGabe ci parlano della loro esperienza a Modena Play, mentre Moreno Pedrinzani ha intervistato per noi Vanni Santoni, acclamato autore di romanzi di successo tra cui l’ormai noto La Stanza Profonda.

Non mi resta che agurarvi una buona lettura.

Il #numerozero

È un’emozione non da poco ritrovarsi a scrivere il primo editoriale del primo numero di un magazine, specialmente quando questo tratta di una delle tue più grandi e importanti passioni. GDR Time è questo: un prodotto fatto da appassionati per appassionati, ma non solo.

Il nostro intento è infatti quello di far conoscere il mondo del gioco di ruolo all’esterno, a chi quel mondo lo vede un po’ con sospetto, o con occhi di scherno. Negli ultimi mesi si è fatto sempre più forte il bisogno di comunicare cosa sono i giochi di ruolo e chi sono i giocatori di ruolo, specie dal momento che personalità che non conoscono il “settore” hanno riportato in auge la vulgata – sempre infondata – che i giochi di ruolo siano dannosi o irrispettosi verso gli argomenti di cui trattano.

Il riferimento – va da sé – è all’articolo apparso qualche settimana fa sulla Stampa, in cui si commentava il live di Terre Spezzate dedicato agli Anni di Piombo. È stato subito un fioccare di polemiche, tra chi parlava di lesa maestà – “non si gioca con i morti” – e chi ancora una volta demonizzava il gioco di ruolo. Lo scopo principale di questa è pertanto quello di parlare dei giochi di ruolo con occhio critico, sicuramente, ma con la consapevolezza di chi pratica questo hobby da anni e costantemente.

In questo numero troverete tanti spunti di riflessione interessanti, da un’analisi sulla presenza femminile all’interno del gioco di ruolo allo speciale sul tempo e il suo realizzarsi nei giochi di ruolo, ma ci saranno anche recensioni, consigli, interviste e informazione a tutto tondo sul mondo di carta, dadi e penna e ciò che gli ruota intorno.

Speriamo di suscitare sufficiente interesse da aprire le porte a chi è sinceramente interessato all’hobby e soprattutto per far crescere tra i suoi appassionati la consapevolezza di che potente strumento di crescita e intrattenimento hanno fra le mani.

Intervista a Paolo Cupola

Paolo Cupola è il presidente della giuria del Gioco di Ruolo dell’Anno, il premio di Lucca Comics&Games dedicato al miglior gioco di ruolo pubblicato nel corso dell’anno precedente alla manifestazione. Lo abbiamo interivistato per porgli qualche domanda sullo stato dell’arte del gioco di ruolo in Italia e per chiedergli cosa si può fare per migliorare la comunicazione su cos’è il gioco di ruolo specialmente verso chi non conosce questo mondo.

1-  Cos’è per lei il gioco di ruolo?

Per me come privato giocatore, quindi NON come Presidente di Giuria, il gioco di ruolo è rigorosamente “Old School”: il GdR tradizionale, quello con cui sono nato e sono cresciuto, con una struttura classica, un Game Master, un party di almeno 3-4 giocatori, un regolamento solido e un’ambientazione consistente, coerente e ben dettagliata; miniature, dadi, schede, carta e penna. Pur apprezzando le varie sperimentazioni e i nuovi generi che sono riusciti a ottenere un discreto seguito nel panorama attuale (ad esempio: quest’anno mi è molto piaciuto “Omen”, un gioco in cui il GM cambia ad ogni turno e invece dei dadi si usano delle pietruzze colorate) io amo i giochi (questo vale anche per i boardgame) che hanno una forte componente narrativa, con una storia, ben scritta, già pronta prima di iniziare a giocare.